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Putto Musicante, Anni '60 - Domenico Matteucci (Faenza, 1914 - 1991)

Putto Musicante, Anni '60 - Domenico Matteucci (Faenza, 1914 - 1991)

paintings antiques Argilla, scultura a biscotto H cm 40x25 Domenico Matteucci è noto soprattutto come artista con la ceramica ma è stato anche disegnatore e pittore dagli aspetti multiformi. Artista di spirito aristocratico, Matteucci ha sempre risieduto a Faenza dove ha condotto una singolare e libera vita d’artista lontana dalle pressioni del dover fare quotidiano e spesso rinunciataria nei confronti di qualsivoglia impegno che non corrispondesse alle proprie esigenze e a lunghi tempi di ideazione ed esecuzione. Una naturale ritrosia gli ha impedito la partecipazione a mostre, concorsi e a quegli eventi dell’arte che avrebbero permesso una sua più adeguata considerazione. Una eccessiva dose di autocritica, che ha comportato la distruzione di molte opere, gli ha precluso un qualsiasi dialogo con il mercato. La conoscenza e l’apprezzamento del suo lavoro sono ancora oggi, inevitabilmente, circoscritti all’ambito faentino e romagnolo. Dopo una limitata frequentazione della Regia Scuola di Ceramica di Faenza, Matteucci frequenta il Liceo Artistico di Bologna e completa gli studi con un biennio di indirizzo architettonico. Già negli anni Trenta dimostra notevoli doti plastiche che sanno evitare sia la cifra enfatica di Domenico Rambelli sia il ritorno al vero propugnato da Angelo Biancini. Sono opere eleganti e raffinate che preannunciano quella destrutturazione della forma che avrà modo di sviluppare appieno nell’immediato secondo dopoguerra, con esiti figurativi quasi informali. Come scultore l’artista ottiene riconoscimenti ed esegue anche opere di notevole impegno dimensionale: grande pannello esposto al Concorso Nazionale della Ceramica del 1947; Impronta di Cristo del 1969 al Cimitero di Faenza; Monumento ai caduti di Faenza del 1979; Muro del vento del 1986, sempre a Faenza. Come pittore, Matteucci è via via attratto da varie possibilità espressive che spesso lascia cadere, anche non completando i lavori in corso. Se in alcuni lavori è ravvisabile l’insegnamento di Giovanni Romagnoli, in altre (polittico di San Giovanni Bosco del 1957 per la Chiesa di San Biagio di Forlì) la figurazione si rinsalda tra iperrealismo surrealista e finta ingenuità devozionale. Argilla, scultura a biscotto, H cm 40x25, Domenico Matteucci è noto soprattutto come artista con la ceramica ma è stato anche disegnatore e pittore dagli aspetti multiformi. Artista di spirito aristocratico, Matteucci ha sempre risieduto a Faenza dove ha condotto una singolare e libera vita d’artista lontana dalle pressioni del dover fare quotidiano e spesso rinunciataria nei confronti di qualsivoglia impegno che non corrispondesse alle proprie esigenze e a lunghi tempi di ideazione ed esecuzione. Una naturale ritrosia gli ha impedito la partecipazione a mostre, concorsi e a quegli eventi dell’arte che avrebbero permesso una sua più adeguata considerazione. Una eccessiva dose di autocritica, che ha comportato la distruzione di molte opere, gli ha precluso un qualsiasi dialogo con il mercato. La conoscenza e l’apprezzamento del suo lavoro sono ancora oggi, inevitabilmente, circoscritti all’ambito faentino e romagnolo. Dopo una limitata frequentazione della Regia Scuola di Ceramica di Faenza, Matteucci frequenta il Liceo Artistico di Bologna e completa gli studi con un biennio di indirizzo architettonico. Già negli anni Trenta dimostra notevoli doti plastiche che sanno evitare sia la cifra enfatica di Domenico Rambelli sia il ritorno al vero propugnato da Angelo Biancini. Sono opere eleganti e raffinate che preannunciano quella destrutturazione della forma che avrà modo di sviluppare appieno nell’immediato secondo dopoguerra, con esiti figurativi quasi informali. Come scultore l’artista ottiene riconoscimenti ed esegue anche opere di notevole impegno dimensionale: grande pannello esposto al Concorso Nazionale della Ceramica del 1947; Impronta di Cristo del 1969 al Cimitero di Faenza; Monumento ai caduti di Faenza del 1979; Muro del vento del 1986, sempre a Faenza. Come pittore, Matteucci è via via attratto da varie possibilità espressive che spesso lascia cadere, anche non completando i lavori in corso. Se in alcuni lavori è ravvisabile l’insegnamento di Giovanni Romagnoli, in altre (polittico di San Giovanni Bosco del 1957 per la Chiesa di San Biagio di Forlì) la figurazione si rinsalda tra iperrealismo surrealista e finta ingenuità devozionale. disegnatore e pittore dagli aspetti multiformi. Artista di spirito aristocratico, Matteucci ha, sempre risieduto a Faenza dove ha condotto una singolare e libera vita d’artista lontana dalle, pressioni del dover fare quotidiano e spesso rinunciataria nei confronti di qualsivoglia, impegno che non corrispondesse alle proprie esigenze e a lunghi tempi di ideazione ed, esecuzione. Una naturale ritrosia gli ha impedito la partecipazione a mostre, concorsi e a, quegli eventi dell’arte che avrebbero permesso una sua più adeguata considerazione. Una eccessiva dose di autocritica, che ha comportato la distruzione di molte opere, gli ha precluso, un qualsiasi dialogo con il mercato. La conoscenza e l’apprezzamento del suo lavoro sono, ancora oggi, inevitabilmente, circoscritti all’ambito faentino e romagnolo. Dopo una limitata, frequentazione della Regia Scuola di Ceramica di Faenza, Matteucci frequenta il Liceo, Artistico di Bologna e completa gli studi con un biennio di indirizzo architettonico. Già negli, anni Trenta dimostra notevoli doti plastiche che sanno evitare sia la cifra enfatica di, Domenico Rambelli sia il ritorno al vero propugnato da Angelo Biancini. Sono opere eleganti, e raffinate che preannunciano quella destrutturazione della forma che avrà modo di, sviluppare appieno nell’immediato secondo dopoguerra, con esiti figurativi quasi informali. Come scultore l’artista ottiene riconoscimenti ed esegue anche opere di notevole impegno, dimensionale: grande pannello esposto al Concorso Nazionale della Ceramica del 1947;, Impronta di Cristo del 1969 al Cimitero di Faenza; Monumento ai caduti di Faenza del 1979;, Muro del vento del 1986, sempre a Faenza. Come pittore, Matteucci è via via attratto da varie, possibilità espressive che spesso lascia cadere, anche non completando i lavori in corso. Se, in alcuni lavori è ravvisabile l’insegnamento di Giovanni Romagnoli, in altre (polittico di San, Giovanni Bosco del 1957 per la Chiesa di San Biagio di Forlì) la figurazione si rinsalda tra, iperrealismo surrealista e finta ingenuità devozionale

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