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Piatto , 2002 - Enzo Esposito © (Benevento, 1946)

Piatto , 2002 - Enzo Esposito © (Benevento, 1946)

paintings antiques Ceramica diam. cm 45 Presente intervento di restauro. Opere realizzate nella bottega di Walter Boi. Enzo Esposito proviene da una famiglia di ceramisti di Benevento. Già alla fine degli anni Settanta si dedica alla pittura legata agli ambienti, spazi dove l'artista dipinge direttamente sulle pareti della galleria senza ricorrere a tele o ad altri supporti. Nel 1980 si trasferisce a Milano, rivolgendo i suoi interessi sia all'arte concettuale che alla fotografia, e all'inizio del decennio entra a far parte del gruppo Nuovi-Nuovi, fondato da Renato Barilli, del quale diventa un esponente di spicco. Nei primi anni Novanta frequenta il laboratorio di Valter Boj ad Albisola Capo, attratto dalla luminosità degli smalti e dalla morbidezza e dut tilità del mezzo ceramico, e nel 1995, assieme a Bruno Ceccobelli, Nino Longobardi e Giacinto Cerone, anch'essi frequentatori dello studio Boj, partecipa alla collettiva Il ritorno di Albisola (Galleria Orti Sauli, Genova). Enzo Esposito trasferisce anche nella ceramica il suo linguaggio che non dipende mai dall'adozione di uno sviluppo narrativo e da un particolare soggetto, ma solo da un saldo rapporto dialettico con la superficie. Con notevole libertà espressiva, l'artista campisce lo spazio con stesure di colore di differenti dimensioni, ora larghe ora sottili. La superficie viene così a essere uno spazio interattivo dove l'apparato cromatico sprigiona ritmi molto dinamici. La risultante è un'immagine assai complessa e di grande fisicità. Le proposte ceramiche di Esposito sono singolari, altamente espressive e di grande fascino; egli non affronta tematiche specifiche e la finalità non è un semplice agire per occupare e organizzare uno spazio ma creare uno spazio attraverso le diverse luminosità dei colori, proprio come una successione di istanti di una vivace sequenza fotografica non iconica. Esposito non concepisce la sua opera come una superficie chiusa e, al pari della sua pittura, evita il limite dei margini oltrepassandoli disinvoltamente nella stesura del colore. Per dare ancora più incisività a tutto l'impianto, la superficie riporta anche segni graffiti che mettono in vista il materiale ceramico grezzo o solchi sui quali si adagia il colore. Sono lavori che coinvolgono emotivamente lo spettatore il quale, svincolato dal seguire uno sviluppo narrativo legato a immagini figurative, diventa partecipe di un gioco che induce a creare un'iconografia attraverso la propria immaginazione. Ceramica, diam. cm 45, Presente intervento di restauro. Opere realizzate nella bottega di Walter Boi. Enzo Esposito proviene da una famiglia di ceramisti di Benevento. Già alla fine degli anni Settanta si dedica alla pittura legata agli ambienti, spazi dove l'artista dipinge direttamente sulle pareti della galleria senza ricorrere a tele o ad altri supporti. Nel 1980 si trasferisce a Milano, rivolgendo i suoi interessi sia all'arte concettuale che alla fotografia, e all'inizio del decennio entra a far parte del gruppo Nuovi-Nuovi, fondato da Renato Barilli, del quale diventa un esponente di spicco. Nei primi anni Novanta frequenta il laboratorio di Valter Boj ad Albisola Capo, attratto dalla luminosità degli smalti e dalla morbidezza e dut tilità del mezzo ceramico, e nel 1995, assieme a Bruno Ceccobelli, Nino Longobardi e Giacinto Cerone, anch'essi frequentatori dello studio Boj, partecipa alla collettiva Il ritorno di Albisola (Galleria Orti Sauli, Genova). Enzo Esposito trasferisce anche nella ceramica il suo linguaggio che non dipende mai dall'adozione di uno sviluppo narrativo e da un particolare soggetto, ma solo da un saldo rapporto dialettico con la superficie. Con notevole libertà espressiva, l'artista campisce lo spazio con stesure di colore di differenti dimensioni, ora larghe ora sottili. La superficie viene così a essere uno spazio interattivo dove l'apparato cromatico sprigiona ritmi molto dinamici. La risultante è un'immagine assai complessa e di grande fisicità. Le proposte ceramiche di Esposito sono singolari, altamente espressive e di grande fascino; egli non affronta tematiche specifiche e la finalità non è un semplice agire per occupare e organizzare uno spazio ma creare uno spazio attraverso le diverse luminosità dei colori, proprio come una successione di istanti di una vivace sequenza fotografica non iconica. Esposito non concepisce la sua opera come una superficie chiusa e, al pari della sua pittura, evita il limite dei margini oltrepassandoli disinvoltamente nella stesura del colore. Per dare ancora più incisività a tutto l'impianto, la superficie riporta anche segni graffiti che mettono in vista il materiale ceramico grezzo o solchi sui quali si adagia il colore. Sono lavori che coinvolgono emotivamente lo spettatore il quale, svincolato dal seguire uno sviluppo narrativo legato a immagini figurative, diventa partecipe di un gioco che induce a creare un'iconografia attraverso la propria immaginazione. Presente intervento di restauro. Opere realizzate nella bottega di Walter Boi. Enzo Esposito proviene da una famiglia di ceramisti di Benevento. Già alla fine degli anni Settanta si dedica alla pittura legata agli ambienti, spazi dove l'artista dipinge direttamente sulle pareti della galleria senza ricorrere a tele o ad altri supporti. Nel 1980 si trasferisce a Milano, rivolgendo i suoi interessi sia all'arte concettuale che alla fotografia, e all'inizio del decennio entra a far parte del gruppo Nuovi-Nuovi, fondato da Renato Barilli, del quale diventa un esponente di spicco. Nei primi anni Novanta frequenta il laboratorio di Valter Boj ad Albisola Capo, attratto dalla luminosità degli smalti e dalla morbidezza e dut tilità del mezzo ceramico, e nel 1995, assieme a Bruno Ceccobelli, Nino Longobardi e Giacinto Cerone, anch'essi frequentatori dello studio Boj, partecipa alla collettiva Il ritorno di Albisola (Galleria Orti Sauli, Genova). Enzo Esposito trasferisce anche nella ceramica il suo linguaggio che non dipende mai dall'adozione di uno sviluppo narrativo e da un particolare soggetto, ma solo da un saldo rapporto dialettico con la superficie. Con notevole libertà espressiva, l'artista campisce lo spazio con stesure di colore di differenti dimensioni, ora larghe ora sottili. La superficie viene così a essere uno spazio interattivo dove l'apparato cromatico sprigiona ritmi molto dinamici. La risultante è un'immagine assai complessa e di grande fisicità. Le proposte ceramiche di Esposito sono singolari, altamente espressive e di grande fascino; egli non affronta tematiche specifiche e la finalità non è un semplice agire per occupare e organizzare uno spazio ma creare uno spazio attraverso le diverse luminosità dei colori, proprio come una successione di istanti di una vivace sequenza fotografica non iconica. Esposito non concepisce la sua opera come una superficie chiusa e, al pari della sua pittura, evita il limite dei margini oltrepassandoli disinvoltamente nella stesura del colore. Per dare ancora più incisività a tutto l'impianto, la superficie riporta anche segni graffiti che mettono in vista il materiale ceramico grezzo o solchi sui quali si adagia il colore. Sono lavori che coinvolgono emotivamente lo spettatore il quale, svincolato dal seguire uno sviluppo narrativo legato a immagini figurative, diventa partecipe di un gioco che induce a creare un'iconografia attraverso la propria immaginazione. ginazione

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